giovedì 30 dicembre 2010

L'ALBERO DELLA VITA



 E' il ben noto schema,immaginato non si sa da chi né quando,attorno al quale vertono la maggior parte delle ricerche cabbalistiche.Con la sua forma allungata e le sue sfere somiglia un pò all'abete natalizio;ma non è né volle mai raffigurare un albero in alcun senso;lo 'ets khanyym ,comi si dice in ebraico,è bensì la "Crescita di tutte le vite",e mostra le fasi che ogni io attraversa,a partire dall'attimo in cui la possibilità di essa sta emergendo dall'Uno-Infinito divino,fino all'attimo in cui quell'Uno-Infinito ritorna.Probabilmente gli antichi cabbalisti avevano scoperto che quanto più la mente indaga i fondamenti e l'origine di quel che essa sa al di là o al di qua del visibile,tantopiù perviene a quello schema;e che la ragione per cui perviene,deve evidentemente essere la stessa per la quale quanto più tocchiamo qualcosa con una mano,tanto più sentiamo innanzitutto le cinque dita e il palmo della mano stessa.Ma di solito non ce ne accorgiamo.La nostra attenzione è focalizzata sull'oggetto toccato.

L'Albero della Vita è la descrizione del nostro organo di conoscenza,della sua forma e del suo modo di dar forma-dal punto di vista di un qualcuno o di un qualcosa che conosca e dia forma in altri modi.
Il mito dell'Albero,in sostanza,è il seguente:
Quando sei emerso dall'Uno Infinito,molto,molto tempo prima di venire concepito,tu hai ricevuto innanzitutto il dono della Volontà,nella prima Sephirat ("sfera") ,che è chiamata Kether,"la Corona":lì hai imparato,cioè,che alla base di ogni attività del nostro io cosciente vi è un'intenzione,un VOLER percepire;e che,di conseguenza,tutto ciò che ti avviene obbedisce direttamente o indirettamente al tuo volere,poichè ti avviene e ti avverrà sempre e soltanto ciò che il tuo percepire,il tuo voler accorgerti permetterà che ti avvenga.Poi,nelle Sephirot successive,ricevesti gli altri "doni" delle Gerarchie angeliche,i quali sono nell'ordine:
-Khokmah,Sapienza Illimitata,che è ciò che Tu non sai di sapere,ed è tutto e più ancora di tutto;
-Binah,L'Intelligenza,che è la facoltà di capire e organizzare sia la realtà,sia le possibilità,e che precede anch'essa ogni apprendimento;
-Da'at,la Conoscenza,qui Volontà,Sapienza,e Intelligenza confluiscono e diventano l' ACCORGERSI;
-Khessed,L'Abbondanza di Sentimento,che è la capacità di superare ogni divisione;
-Geburah,la Forza,che è l'opposto della precedente,ciOè la capacità di percepire i confini,le differenze;
-Tipheret,l'Armonia,cioè la capacità di trovare un equilibrio,una sintesi tra le due precedenti;
-Netsah,la Costanza,che è la capacità di perdurare;
-Khod,la Maestà che è il potere di orientare e disporre;
-Yessod,il Fondamento,che per gli iniziati,è di nuovo una sintesi tra le due precedenti.

Il reticolo di canali che collegano le varie Sephirot mostra le connessioni,le incidenze tra ciascun "dono" e gli altri.E particolarmente delicata è l'ultima connessione,il canale che conduce a:
Malkuth,cioè al "Regno",al nostro Aldiquà,dove i viventi sono nati e agiscono:e qui tutti i "doni" ricevuti più su vengono a trovarsi in uno spazio terribilmente ristretto,che non è in grado di contenerli.In Malkuth dunque,nel tuo Aldiquà vi sono gli ostacoli,cioè la tua certezza di valere e di potere ben di più di ciò che le tue condizioni e la durata della tua vita ti consentano,e al tempo stesso le continue scoperte della mancanza di qualche tuo "dono",che non è ancora fluito del tutto l'ultimo canale.In Malkuth hai la nostalgia di altri mondi,e tale nostalgia può spingerti a risalire i canali dell'Albero,ritrovando in ciascuna Sephirah la pienezza e il senso di quel che lassù avevi ricevuto.Per far ciò non occorre essere degli iniziati;può avvenire benissimo che l'intuizione o l'immaginazione guidino a volte la mente verso qualche elemento dell'Albero.Gli iniziati hanno soltanto il vantaggio di accorgersi di quando ciò avviene e di come avvenga.

Da "VOCABOLARIO" Edizione ANIMA


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martedì 21 dicembre 2010

il dramma cosmico del Sole

Solstizio d'estate


Solstizio d'inverno

il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole


.Relativamente ai solstizi, essi rappresentano il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole che segna nel corso dell'anno l'avvicendarsi delle stagioni e del ciclo della vegetazione. Lo stesso avvicendarsi di vita e morte, di luce e tenebre, si svolge nel ciclo giornaliero. Osservando che ad ogni morte del Sole, della luce e della vegetazione segue la rinascita, l'uomo deduce che gli tocca la stessa sorte per il valore universale delle leggi cosmiche. In tal senso i Solstizi acquistano anche per l'uomo significati in riferimento al destino della anima oltre che al naturale perpetuarsi della vita sulla Terra.






La Luna scompare dal cielo
è il giorno più buio da 400 anni
Un evento che si verifica solo una o due volte in un millennio: l'eclissi coincide col solstizio d'inverno Al di là dell'Atlantico il fenomeno inizierà a mezzanotte. In Italia il culmine poco dopo l'alba

Oggi sarà il giorno più buio da quattrocento anni. Accade per una particolare "coincidenza astrale", di quelle che si verificano una o due volte al millennio, e di cui se ne perde la memoria finché non ricapita di nuovo: un'eclisse di Luna in coincidenza con il solstizio d'inverno. "Un fenomeno davvero eccezionale, che dall'anno 1 dopo Cristo ad oggi è capitato una volta sola, il 21 dicembre 1638", spiega Geoff Chester dell'Osservatorio Navale degli Stati Uniti. "Per fortuna - sorride l'astronomo - non dovremo aspettare altrettanto per osservarne un altro identico, perché ricapiterà il 21 dicembre del 2094".

Una notte lunga e buia dunque, ancor più buia per la "scomparsa della Luna": il fenomeno inizierà a mezzanotte nel continente americano, intorno all'una e trenta a New York, e raggiungerà l'Europa, e l'Italia, intorno alle sette di stamani. Il solstizio invernale, che dà inizio all'inverno, coincide nel nostro emisfero con il giorno più corto dell'anno, tant'è che il Sole oggi sorge alle 7.42 e tramonta alle 16.44. Quindi poche ore di luce e molte di buio. E proprio oggi la Luna è piena, ma al contempo è esattamente allineata tra il Sole e la Terra così che cade rigorosamente nell'ombra del nostro pianeta: è l'eclisse totale di Luna.

Il fenomeno è interamente visibile nel Nord e nel Centro America dove lo spettacolo si protrae durante la notte per circa 3 ore e mezzo, con la Luna totalmente eclissata
per un'ora circa. In Italia, invece, il fenomeno non può essere osservato nella sua interezza, ma abbiamo modo comunque di vedere qualcosa di speciale, nel momento in cui la Luna si trova molto bassa all'orizzonte, verso occidente. Lo spettacolo, infatti, sta nel fatto che la Luna entra alle 6.29 nella penombra della Terra (la penombra è un'ombra più debole di quella che determina l'eclisse vera e propria) e tramonta nel momento stesso in cui accede nell'ombra del nostro pianeta, attorno alle 7. 32, quando mancherà una decina di minuti al levare del Sole. Quest'ultima situazione, determinata anche dal fatto che la Luna si trova ormai prossima all'orizzonte, fa sì che il nostro satellite divenga via via sempre più rosso. La massima intensità sarà attorno alle 9.30.

Chi ne ha la possibilità, potrà vedere il nostro satellite tramontare con un colore e una luminosità davvero strani. Di un rosso vivo. In Italia ne coglieremo solo una parte, ma l'evento sarà ben visibile in Paesi come la Spagna e il Portogallo, dove la Luna cala più tardi, e ovviamente negli Stati Uniti, in Canada e in America latina dove nel momento dell'eclisse è notte.

Si parla di Luna rossa perché anche durante il massimo dell'eclisse la Luna non è mai del tutto nera come ci si potrebbe aspettare, visto che si trova nell'ombra della Terra, ma appare rossastra, un fenomeno che in passato fece sorgere varie leggende tra cui quelle che portava alcune popolazioni a credere che il satellite si coprisse di sangue. La spiegazione reale sta nel fatto che l'atmosfera terrestre, che si trova ai bordi del nostro pianeta, devia i raggi solari per effetto della rifrazione e una parte di essi finiscono sulla Luna. Poiché quelli rossi vengono assorbiti meno dall'atmosfera della Terra rispetto agli altri, arrivano più abbondanti sulla superficie della Luna, la quale assume tale colorazione decisamente suggestiva.

(21 dicembre 2010)
di LUIGI BIGNAMI

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lunedì 20 dicembre 2010

L’uomo vide il cielo e scoprì se stesso




L’uomo vide il cielo e scoprì se stesso

Con l’occhio rivolto in alto
abbiamo inventato le costellazioni Miti, 
credenze e riti che ci hanno accompagnato nella storia


«Guarda, amico mio, i segni del cielo. Significano qualcosa, anche se non saprei dirti cosa», dichiarava Oliver Cromwell, il condottiero dei puritani, alla fine della battaglia a un compagno d’armi che aveva appena perso il figlio. Guardando le stelle dal tetto della sua leggendaria cuccia, Snoopy gli fa eco più di tre secoli dopo, nell’America apparentemente innocente e spensierata degli anni Sessanta, che si stava sempre più impelagando nel conflitto del Vietnam. Per i mortali «i tempi stanno cambiando»; anzi, cambiano incessantemente, come cantava allora Bob Dylan; ma gli astri del cielo sembrano rimanere gli stessi e «i cani son sempre cani», come concludeva filosoficamente il bracchetto creato dalla matita di Charles Schulz.
È mai possibile, allora, cogliere un qualche nesso tra le cicliche vicende del cielo e le più turbolente storie di uomini (e di cani)? Da millenni ci ha provato l’astrologia: le stelle non stanno semplicemente a guardare, ma influenzano se non addirittura determinano il nostro destino. Senonché, le scoperte della scienza e le realizzazioni della tecnologia paiono avere preso il posto dei miti e delle favole degli antichi, mentre la divinazione astrologica avrebbe dovuto ormai cedere il passo all’astronomia rigorosa, come già auspicava un giovanissimo Giacomo Leopardi nella sua Storia dell’astronomia (1813).
Il condizionale, però, resta d’obbligo. In un bel romanzo di Ismail Kadaré, I tamburi della pioggia (Corbaccio, 1 997), l’astrologo dell’esercito turco che assedia una fortezza albanese predice una posizione favorevole delle stelle e «luna piena» che indicano l’imminente caduta della cittadella — salvo assistere poco dopo all’ennesima sconfitta degli assedianti: il comandante supremo lo manderà per punizione a scavare gallerie sottoterra, lui che era abituato a scrutare in alto.
Con una certa vena autoironica, qualche anno fa Margherita Hack, tenace avversaria di qualsiasi superstizione parascientifica, citava una vignetta che qualcuno aveva disegnato apposta per lei, ove la nostra scienziata (e sportiva) si spostava in bicicletta mentre un riccone la superava disinvoltamente alla guida di una macchina di lusso. E lui commentava: «La differenza è semplice: io sono un astrologo, lei un’astronoma» (Margherita Hack, Sette variazioni sul cielo, Raffaello Cortina, 1999).
Ora, insieme con Viviano Domenici, per decenni caporedattore delle pagine scientifiche del «Corriere», senza rinunciare alla polemica contro gli astrologi di ogni genere, Margherita invita ancora una volta a contemplare quello che è alla lettera il più grande spettacolo del mondo (Margherita Hack, Viviano Domenici, Notte di stelle. Le costellazioni fra scienza e mito: le più belle storie scritte nel cielo, Sperling & Kupfer, pp. 315, 18): «Tutte le sere, quando si apre il sipario della notte, nel cielo nero si accendono le stelle» e lo show ha inizio. Si replica, è vero, da tempi immemorabili, ma non ha mai cessato di stimolare la fantasia umana. I nostri antenati presero a unire i luminosi puntini della volta stellata, un po’ come fanno i lettori più piccini in un celebre giochetto della settimana enigmistica. «Che cosa apparirà»? Divinità, eroi, unicorni e vergini, ma anche femmes fatales, per non dire di animali più o meno mostruosi. Sono nate così quelle particolari «illusioni» che chiamiamo costellazioni. Chiariscono subito Hack e Domenici che queste «nella realtà astronomica semplicemente non esistono: sono il risultato di un equivoco prospettico, che porta a considerare, come facenti parte di un unico Disegno, corpi celesti che nella realtà sono spesso distanti molti anniluce gli uni dagli altri, ma casualmente brillano nella stessa zona del cielo; e la prospettiva completa l’inganno».
Consideriamo, per esempio, una delle più celebri costellazioni, quella del Cane Maggiore. Qui coabitano Sirio (tecnicamente Alpha Canis Maioris), la stella brillantissima che si trova a «soli» 8,8 anni luce da noi (ovvero, la luce di Sirio ci mette poco meno di nove anni ad arrivare alla Terra) e Delta Canis Maioris, che si trova a ben 1960 anniluce dal nostro Globo (il che vuol dire che la luce di questa stella ci mette quasi due millenni per raggiungerci: più o meno il corso della storia dalla nascita di Gesù a oggi). Non dimentichiamo che gli anniluce misurano delle distanze, e quindi quella costellazione, (come tutte le altre), non è che una «falsa immagine» inventata dall’occhio (e dal cervello) dell’uomo, un po’ come la celebre foto ricordo del turista che a Pisa stende il braccio in un modo che appare sorreggere la Torre pendente. Ma non è certo per questo che il monumento non cade.
Ci vuole una certa tensione dell’immaginazione per scorgere davvero, in quella trama di stelle, un vero e proprio animale, come notava un severo filosofo come Baruch Spinoza, quando sosteneva che — pur usandosi la stessa parola — l’intelligenza umana era così poco simile a quella di Dio quanto era difficilmente somigliante il cane fatto di stelle al cane «animale che abbaia». Eppure, come diceva una romantica canzone del secolo scorso, le illusioni sono «dolci chimere». Non solo perché dicono molto sulla psiche dell’uomo, sulla sua storia, sui suoi desideri più profondi e sulle sue paure recondite. Solo così possiamo spiegarci come nelle vicissitudini della vita quei raggruppamenti di punti luminosi sono diventati Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario e Pesci. Sono i cosiddetti segni zodiacali: lo Zodiaco è una «fascia immaginaria» distesa lungo l’eclittica, che è il piano dell’orbita della Terra intorno al Sole. L’intersezione di questo piano con la volta celeste è un cerchio sul quale vediamo proiettato il Sole che sembra percorrerlo in un anno. Noi sappiamo, dai tempi di Copernico (1473-1543), per non dire di Aristarco di Samo (III secolo a.C.), che in realtà siamo noi, che viaggiamo sull’astronave chiamata Terra, che descriviamo annualmente un giro completo. Per di più, a causa di un fenomeno già noto agli antichi e mirabilmente spiegato da Newton (1643-1727), ovvero la precessione degli equinozi, gli antichi segni non corrispondono più alle costellazioni: «per esempio, il 21 marzo si vede il Sole proiettato in uno dei due punti in cui si intersecano il piano dell’equatore e quello dell’eclittica, detto punto di Ariete, perché un tempo si trovava in quella costellazione, mentre oggi si trova nei Pesci!».
Un’ulteriore stoccata razionale agli irrazionali «fedeli dell’astrologia», i quali non smettono comunque di credere agli oroscopi. Ma a chi ha mentalità scientifica le costellazioni, quelle zodiacali e le altre, restano comunque dei preziosi strumenti di riferimento. Indicano i diversi settori del cielo, utili per catalogare gli oggetti celesti e i fenomeni astronomici che siamo soliti osservare. Così, per esempio, in quello individuato dal Toro, la costellazione che fissava nel cielo il ricordo di alcune avventure erotiche di Zeus, ci sono non pochi elementi di notevole interesse come la celebre nebulosa del Granchio, che è ciò che resta di una supernova esplosa nel 1054: un evento registrato come un’improvvisa apparizione di grande luce dagli astronomi cinesi e giapponesi dell’antico Oriente.
Dopo tutto, nemmeno i cieli sono davvero immutabili. Come ci ricorda Margherita Hack, cui piace molto il settore del Toro, non fosse altro perché da lì ha preso le mosse la sua carriera di «amica delle stelle». Sia lecito aggiungere che il Toro piace anche a me, essendo nato il 14 maggio.


di Giulio Giorello

Corriere della Sera

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giovedì 16 dicembre 2010

OTTIMA IDEA REGALO


 OTTIMA IDEA REGALO

MANIFESTO 50 X 70 , 
DISEGNATO DA ME 
CHI FOSSE INTERESSATO 
A RICEVERLO 
MI CONTATTI , 
ANCHE PER I SINGOLI SEGNI ,
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