sabato 30 giugno 2012

il 30 giugno e durerà un secondo in più

il 30 giugno e durerà un secondo in più

Come succede per gli anni bisestili, anche la rotazione intorno all’asse terrestre richiede degli aggiustamenti per poter seguire la realtà dei fatti: la gravità lunare rallenta la Terra di 1 secondo ogni 18 mesi. Il "secondo intercalare" è stato utilizzato la prima volta nel 1972, l'ultima nel 1997



Tradizionalmente il giorno più lungo dell’anno coincide con il solstizio d’estate: ogni 21 giugno il Sole si trova infatti alla massima declinazione rispetto all’asse di rotazione della Terra e questo comporta una maggiore durata del giorno. Nel 2012 però il 21 giugno non sarà il giorno più lungo dell’anno, ma prenderà il suo posto il 30 giugno. Non ci saranno maggiori ore di luce rispetto alle ore notturne, né tantomeno allineamenti astrali particolari: sabato prossimo durerà precisamente 24 ore e 1 secondo.

A deciderlo è stato l’International Earth rotation and Reference systems service l’organo responsabile dell’Utc, il Tempo Coordinato Universale. Il principio che sta alla base dell’operazione che verrà compiuta il 30 giugno, può essere facilmente ricondotto agli anni bisestili dove è necessario ricorrere ad espedienti matematici per allinearsi con la realtà dei fatti. La rivoluzione terrestre dura infatti circa 6 ore in più rispetto all’anno composto dai “nostri” 365 giorni ed è quindi necessario ogni quattro anni recuperare un giorno in più, inserendo il 29 febbraio. Allo stesso modo la rotazione terrestre intorno al proprio asse è in qualche modo rallentata dalla forza di gravità esercitata dalla Luna, al punto di richiedere un riallineamento degli orologi atomici circa ogni 18 mesi. Alle 23:59:59 di sabato 30 giugno non seguirà immediatamente il primo luglio ma eccezionalmente ci sarà il 23:59:60, solo successivamente si potrà entrare nel mese di luglio.

Per effettuare il calcolo del tempo con una certa precisione, l’uomo si è servito di orologi atomici, dispositivi in grado di scandire il tempo sulla base delle transizioni energetiche di un singolo atomo. Il primo orologio di questo tipo, anche se in forma sperimentale, venne costruito nel 1949 mentre il primo ad entrare in funzione è stato installato a Greenwich (Londra) solo nel 1955. È proprio per questo motivo che il meridiano di riferimento per il calcolo dei fusi orari è quello di Greenwich, in onore del primo orologio atomico della storia. Il primo “secondo intercalare”, la correzione che avverrà il prossimo 30 giugno, è invece stato introdotto per la prima volta nel 1972 e con una certa regolarità inserito o alla fine del mese di giugno o allo scoccare della mezzanotte di capodanno. L’ultima correzione temporale è stata effettuata nel 2008 nell’ultimo giorno dell’anno, per ritrovare invece il secondo intercalare nel mese di giugno è necessario risalire fino al 1997. Se queste correzioni non fossero mai state applicate ci sarebbe una differenza di 25 secondi tra il tempo calcolato dagli orologi atomici e la reale rotazione della Terra intorno al suo asse.

di Elio Cogno

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mercoledì 20 giugno 2012

solstizio d'estate - 21 giugno


21 giugno, solstizio d'estate (la festa del Sole )
La parola solstizio viene dal latino “Solis statio”: fermata, arresto del Sole. Solstizio identifica il giorno in cui il sole raggiunge la massima distanza dall’equatore.
Questo fenomeno avviene due volte all’anno: il 21 giugno, inizio dell’estate, quando il sole determina il
giorno più lungo, e il 21 dicembre, quando inizia l’inverno e la notte è la più lunga dell’anno rispetto alle ore di luce. Invece il primo giorno di primavera è detto anche equinozio , dal latino: equus nox , letteralmente uguale notte. l’equinozio è il momento in cui il sole, transitando sull’equatore, rende i giorni uguali alle notti in tutti i paesi della terra. Questo fenomeno avviene solo due giorni all’anno: il 21 marzo, primo giorno di primavera, e il 21 settembre, primo giorno d’autunno.
Il Sole e il suo simbolo, il fuoco, sono al centro di tutte le religioni delle antiche civiltà e rappresentano le divinità positive, contrapposte a quelle tenebrose e malvagie. Astronomi e sacerdoti, quindi, all'alba della civiltà, si identificano. Altari e osservatori astronomici si confondono. Non c’è da stupirsi, quindi, se in ogni tempo e luogo il giorno del Solstizio viene celebrato con feste, falò, rituali magici e religiosi.
 
In Gran Bretagna, a Stonehenge, sopravvivono gli imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L'asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto "pietra del calcagno" (Heel Stone).
Al solstizio d'estate il Sole si leva al di sopra della Heel Stone. Pare che alcune combinazioni tra i macigni permettessero di prevedere le maree e le eclissi di Luna e di Sole secondo un ciclo di 56 anni. Stonhenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, ma anche un calendario, un osservatorio e una calcolatrice.
 Tracce di culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all'Africa alle Americhe, e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il Sole è la Vita mentre la Luna la Morte, in Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole, creatore della Terra. Ma facciamo qualche passo indietro.
Per gli Inca, la cui massima fioritura si ha intorno al quindicesimo secolo, la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell'impero, sorgono i "Mojones", torri usate come "mire" per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il "Torreon", una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare ricavato nella roccia.
Per i Maya è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.
Tra gli indiani d'America il Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli sacrificava vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il Sole durante la notte rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non poi tanto sbagliata, visto che oggi sappiamo come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. 


 
Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del meriggio e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel tredicesimo secolo avanti Cristo, era dedicato al culto del Sole.
Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, immersa nell'eterna notte. “Il fiume - scrive Dreyer nella sua classica "Storia dell'astronomia da Talete a Keplero - trasportava una imbarcazione su cui era un disco di fuoco, il Sole, un dio vivente chiamato Ra, che nasceva ogni mattino, cresceva e acquistava vigore fino a mezzogiorno, quindi passava su un'altra barca che lo portava fino all'ingresso per Dait; di qui altre barche (su cui siamo meno informati) lo portavano durante la notte sino alla porta dell'oriente. In tempi più tardi il libro "Am Duat" o "Libro dell'oltremondo", racconta accuratamente il viaggio del dio Sole durante le dodici ore notturne, quando egli illumina successivamente dodici separate località dell'oltremondo. A volte, durante le ore diurne, la barca è assalita da un enorme serpente: allora il Sole si eclissa per breve tempo.
Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli. Le piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari. Gli obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano le ore e le stagioni. Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili, a forma di T o di L, chiamati "merket": il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 avanti Cristo, viaggiava sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso. La prima comparsa di Sirio, la stella pi— luminosa del cielo, all'alba, in estate, era per gli Egizi il punto di riferimento fondamentale del calendario. Il loro anno era di 365 giorni esatti, ma sapevano già che in realtà la sua durata è maggiore di circa sei ore, per cui avevano calcolato che nel corso di 1460 anni la data delle inondazioni del Nilo faceva una completa rotazione del calendario.

Per i Sumeri, l’antica popolazione agricola della Mesopotamia (3500 - 2000 avanti Cristo), il Sole, chiamato Shamash, è il figlio di Sin, la Luna, ma stranamente non appartiene al gruppo delle divinità più importanti: dio supremo è An, "il cielo" e capo effettivo del pantheon sumero è Enlil, il signore del vento e della tempesta. 




Shamash, il dio del sole, tra Ishtar (sumero: Inanna), la dea della fecondità e della bellezza; Ninurta, dio della pioggia, della fertilità, della guerra, dei temporali, con il suo arco e il leone, ed Ea (sumero: Enki), dio dell'acqua.
I primi e più attenti studi del movimento del Sole risalgono ai Babilonesi, subentrati ai Sumeri intorno al 2000 avanti Cristo, e si collegano alla loro complessa mitologia astrologica. Ancora più accurate furono le osservazioni dei Caldei, popolazione aramaica installatasi nel sud della Mesopotamia, dove rimase fin verso il 1000 avanti Cristo: furono i Caldei i migliori astronomi dell'antichità pre-ellenica. 



La cosmologia babilonese ebbe due scuole ben differenziate, che facevano capo ai due santuari più importanti, quello di Eridu, sulla costa del Golfo Persico, e quello di Nippur, nella Mesopotamia settentrionale. Per i fedeli di Eridu l'acqua è il principio di tutte le cose, il fiume Oceano circonda il mondo e al di là di esso il dio Sole pasce i suoi armenti. Per i fedeli di Nippur al vertice della volta celeste c'è la "casa del Sole" da cui l'astro esce ogni mattina per una porta a oriente, rientrandovi a sera da una porta opposta.
La Terra era immaginata come una montagna divisa in 7 zone o in 4 quadranti. In essa si distinguevano una montagna del levar del Sole, risplendente, e una montagna oscura, dove il Sole calava. Sole, Luna e stelle erano divinità viventi, animate di moto circolare. Molte di queste idee passarono tra gli Ebrei e si ritrovano nei libri dell'Anrico Testamento.
Presso i Babilonesi l'istante del tramonto del Sole rappresentava l'inizio del giorno, che era diviso in 12 intervalli detti "kaspu".
La misura del "kaspu" era determinata dal Sole e corrispondeva a 30°, che è appunto l'arco di cielo che il Sole percorre in due ore.
Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico.
Il "sole che rotola via" è associato, in un certo senso, alla testa del San Giovanni decapitato, che nella memoria religiosa si sovrappone al sole che cambia direzione..
La trasversalità di queste tradizioni, comuni a popoli così diversi, è facilmente spiegabile. I riti e le pratiche erano basate sulla semplice osservazione dei corpi celesti; questi fenomeni erano visibili in tutte le zone del mondo, da tutte le culture.



La religione cattolica divenne ben presto conscia dell'importanza di questo periodo e dei festeggiamenti a esso associati, e ai riti pagani sovrastò le proprie celebrazioni. Da qui il solstizio d'estate è diventato la festa di San Giovanni il Battista, che sarebbe nato esattamente sei mesi prima di Cristo.
Il 25 dicembre, giorno in cui il sole ricomincia la sua corsa dopo il solstizio d'inverno, coincide invece con il Natale.
In molte zone d'Italia ancora oggi si svolgono riti e feste di origine pagana, che la Chiesa ha cercato di cancellare, non riuscendoci completamente, perché tali credenze sono radicate nelle usanze popolari. Così oggi, nella festa di San Giovanni, si svolgono delle celebrazioni con questa strana mescolanza di elementi sacri e profani.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e andare alla raccolta delle nuove oltre che mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perchè, come dice il detto, " San Giovanni non vuole inganni".
La festa di San Giovanni è una festa solstiziale, una celebrazione legata intimamente alle credenze pagane, pre-cristiane, ed al periodo della raccolta delle piante e delle erbe da usare nelle operazioni magiche.



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venerdì 1 giugno 2012

Venere e i suoi cicli

 Venere - Monte Maat ritratto dalla sonda Magellano - NASA




I mille volti di Venere e i suoi cicli



All’interno del sistema solare, Venere è il secondo pianeta distante dal Sole, ed ha una brillantezza tale da esser definito Stella della Sera o Stella del Mattino, poiché molto visibile subito dopo il tramonto o prima dell’alba. Inizialmente gli Egizi, che così lo chiamavano, vi individuarono due pianeti diversi. Oggetto naturalmente più luminoso del cielo notturno oltre alla Luna, è poco visibile durante il giorno, perché oscurato dalla luce del Sole.
Venere manifesta caratteristiche molto simili alla Terra, tanto da esser definito suo pianeta gemello. A contrario della Terra, è però privo di satelliti e ha un campo magnetico molto debole. Quello che è certo è tuttavia la presenza di una atmosfera, formata nella quasi totalità da biossido di carbonio e circa il 3% di azoto.


Il fitto strato di gas serra e nuvole di acido solforico da cui è ricoperta l’atmosfera del pianeta ha impedito di penetrare la visibilità della sua superficie per molto tempo, alimentando discussioni sulle sue caratteristiche. I segreti del pianeta più caldo del sistema solare furono così rivelati solo intorno al 1990 – ’91, quando, grazie alla sonda Magellano, si riuscì a mappare buona parte del pianeta. Si scoprì in quell’occasione che Venere presentava una grossa superficie vulcanica, accompagnata dalla presenza di zolfo nell’aria, ma del tutto priva di fenomeni lavici.
Una delle differenze sostanziali rispetto alla Terra, era però la totale assenza di Tettonica a placche, dovuta forse alla differente composizione della litosfera e del mantello venusiani.
Venere è un pianeta retrogrado, poiché durante la sua rivoluzione intorno al Sole gira al contrario rispetto al moto degli altri corpi celesti, e cioè in senso orario, impiegando, per compiere il giro, 225 delle giornate terrestri. La sua rotazione è ancora più lenta e un giorno venusiano è pari ai nostri 243 giorni. La durata del suo giorno è così , più lunga rispetto a quella dell’anno.

Nel firmamento, Venere assume l’aspetto di una lucentissima stella dal colore giallo biancastro. Essendo uno dei corpi celesti più luminosi nel cielo, fin dall’antichità ha avuto un impatto significativo sulla cultura umana.
L’uomo ha elaborato spesso storie fantastiche sul pianeta, rapportandosi, nel quotidiano, all’andamento dei suoi cicli. Spesso si parla del transito di Venere, che avviene quando il pianeta passa tra il Sole e la Terra, oscurando una piccola parte della stella e diventando visibile contro il disco solare. Il fenomeno, rarissimo, è apparso utile per valutare le distanze Terra – Sole e per studiare l’atmosfera di Venere. In quei casi, il pianeta appare come un piccolo neo nero che muove intorno al disco infuocato; il suo transito ha una durata di qualche ora e può essere paragonato al fenomeno dell’eclissi. Nonostante ciò, il diametro della Luna è molto inferiore rispetto a quello di Venere; il pianeta sembra più piccolo solo perché rispetto al satellite, è tanto più lontano dalla Terra e viaggia lentamente intorno al Sole.



Il transito di Venere si verifica secondo uno schema che si ripete ogni 243 anni, con coppie di transiti che avvengono a otto anni di distanza l’uno dall’altro e separati da vuoti di 121,5 anni e 105,5 anni. La periodicità è in riflesso del fatto che i periodi orbitali di Terra e Venere si chiudano a 8:13 e 243:395.

L’8 giugno 2004, ebbe luogo l’ultimo transito. Il prossimo è imminente, tra il 5 e 6 giugno 2012. I successivi, saranno rispettivamente nel mese di dicembre 2117 e dicembre 2125. Nel rispetto della periodicità, il transito avviene sempre nel mese di giugno e in quello di dicembre. Il passaggio che avrà luogo a breve è fondamentale, poiché è difficile che chi è nato negli ultimi anni possa assistere al quello successivo, ma anche perché le strumentazioni di cui disponiamo sono tecnicamente più raffinate rispetto al precedente transito di 8 anni fa. Oggi il telescopio Hubble si appresta a rivolgersi verso la Luna, catturando la luce solare riflessa e la parte opaca rappresentata dall’atmosfera di Venere, e in questo lanciando una nuova modalità di ricerca che, se andrà a buon fine, sarà messa in atto per lo studio di altri corpi celesti.
Nell’allineamento di pianeti previsto per quest’anno, il transito di Venere sarà visibile ad occhio nudo, con le stesse precauzioni da adottare in un’eclissi di Sole. Nello scorso mese di aprile, è stato invece possibile vedere, nel firmamento notturno, un avvicinamento – solo prospettico – tra Venere e Giove, che li ha mostrati molto vicini alla Terra. Nello stesso periodo, Venere transitava nelle Pleiadi, dette anche Sette Sorelle.
Il transito di Venere del 2004 fu perfettamente visibile da alcune zone della Terra, tra cui Israele.
Il 5 e 6 giugno, il transito sarà visibile in nord America e Oceano Pacifico, soprattutto dalle Hawaii, dall’Alaska, e da alcune isole del Pacifico centrale. Anche in Europa e parte dell’Asia si assisterà al passaggio del pianeta sul Sole in via prospettica, ma solo verso la fine del fenomeno.
Il passaggio inizierà alle 22:09 UTC del 5 giugno e terminerà alle 4,49 UTC del giorno successivo. La regione con osservazione migliore nelle prime ore sarà il nord America.
Molte spedizioni organizzate per l’evento hanno incluso la medesima tappa per il 20 maggio, giorno dell’eclissi anulare di Sole, che rende omaggio all’attrattiva del sito archeologico maya del centro America.


leggi anche
http://cipiri13.blogspot.it/2012/06/venere-il-passaggio-tra-la-terra-e-il.html


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Venere: tra la Terra e il Sole il 5 e il 6 giugno 2012



Venere: il passaggio
tra la Terra e il Sole


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 http://www.segnidalcielo.it/2012/05/transito-di-venere-6612-diretta-web-dallo...


 Tra il 5 e il 6 giugno un eccezionale evento astronomico farà stare con il naso all'insù astronomi e astrofili di quasi tutto il mondo. Si tratta di una particolare eclissi in cui il pianeta Venere sarà perfettamente allineato tra la Terra e il Sole, come nelle immagini del video, risalenti al 2004.

La prossima volta sarà solo fra 105 anni. «La si potrà vedere anche a occhio nudo - spiega Geoff Chester, astronomo dell'Osservatorio navale americano - naturalmente occorrerà dotarsi di speciali protezioni per gli occhi. Si vedrà un puntino nero che lentamente attraverserà l'intero disco solare. Il fenomeno durerà all'incirca 6 ore e mezza».

L'eclisse sarà visibile perfettamente alle isole Hawaii e in Alaska e poi in tutta Europa ad eccezione delle penisola Iberica. «Il modo più semplice di osservare l'eclisse di Venere - conclude Chester - è prendere un binocolo, oscurare una delle lenti, e proiettare l'immagine del sole attraverso l'altra ottica su un foglio di carta a circa venti centimetri di distanza».

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 Transito di Venere

Venere potrebbe essere la causa dei terremoti di questi giorni.


Il 5 giugno 2012 ci sarà un evento astronomico davvero particolare: il transito di Venere davanti al Sole, un avvenimento estremamente raro. Precedenti si sono avuti nel 1639, 1761, 1769, 1874, 1882 e nel recente 2004. La volta successiva sarà nel lontano 2117, tra più di un secolo.
L'eclisse di sole parziale si manifesterà attraverso il passaggio di una macchiolina nera davanti al disco solare per una durata di circa 6 ore. Si potrà osservare a occhio nudo anche se è fortemente consigliabile impiegare mezzi di protezione per gli occhi durante l'osservazione del fenomeno il quale sarà visibile in tutto l'emisfero terrestre illuminato dal Sole.
Nessun pianeta del sistema solare si avvicina alla Terra quanto Venere a soli 38 milioni di km e dal punto di vista geometrico il transito di Venere nel Sole è uno dei momenti di maggior vicinanza. Dato che il pianeta ha dimensioni reali appena inferiori a quelle terrestri (e apparenti forse superiori) è bene valutarne l'impatto della sua attrazione sul sistema delle zolle tettoniche terrestri. Come ho postulato nella mia teoria "bendandiana" sull'origine cosmica dei terremoti, il maggior effetto non potrebbe sussistere il 5-6 giugno, al momento del suo massimo avvicinamento, ma nei giorni precedenti e successivi col rapido cambiamento del suo influsso (che varia col quadrato della distanza). Il 3 giugno ci sarà inoltre un perigeo lunare molto ravvicinato. Pertanto, ribadendo la mia ipotesi, terremoti di estrema intensità 7 grado Richter potrebbero avvenire nel periodo compreso tra la fine di maggio e la prima decade di giugno a causa della somma algebrica dell'azione della Luna e di Venere. Con un massimo della perturbazione nel periodo 3-6 giugno.

Venere e i suoi cicli

 Venere - Monte Maat ritratto dalla sonda Magellano - NASA
 http://cipiri13.blogspot.it/2012/06/venere-e-i-suoi-cicli.html

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